Operazione “quasi-spionistica”: gli intrighi di Prevost in Perù
Secondo Roncagliolo, Prevost creava coalizioni in sordina, divideva gli oppositori, gestiva le informazioni e preferiva un’azione politica discreta allo scontro pubblico. Roncagliolo nutre una profonda simpatia per Leone XIV.
«Come personaggio da raccontare, era un incubo. Non ha frasi, né scene, né gesti. Se si chiede alle fonti: “Che cosa disse Prevost in quel momento drammatico e cruciale?”, la risposta è: “Nulla, credo”».
Indebolire l’Opus Dei dall’interno
L’intervistatore Titinger ha descritto Prevost come «un cavallo di Troia»: «Comprende l’avversario, non lo affronta apertamente, ma lo neutralizza dall’interno. È sempre silenzioso; ecco perché non era molto conosciuto».
Roncagliolo non respinge questa caratterizzazione e parla di Prevost in questi termini.
Spiega inoltre in che modo Prevost abbia indebolito l’Opus Dei: «Prevost ha diviso l’Opus Dei. Ha offerto incarichi importanti a molti dei suoi giovani membri più promettenti, che altrimenti avrebbero dovuto attendere decenni. Conquistandone una parte, ha neutralizzato la loro capacità di agire come un blocco unico».
L’inchiesta sul Sodalicio
Per quanto riguarda il caso del Sodalicio, Roncagliolo – che è amico dei giornalisti Paola Ugaz e Pedro Salinas – afferma che Prevost divenne il loro «responsabile giornalistico», dirigendo la raccolta e la documentazione delle informazioni che venivano poi inviate a Roma. Ugaz e Salinas erano nemici del Sodalicio, una confraternita sacerdotale cattolica apparentemente tradizionale guidata da omosessuali e ora sciolta.
Roncagliolo descrive come il materiale giungesse a Francesco: «Sceglievano persino i giorni in cui inviare il materiale tramite la nunziatura e verificavano chi si occupasse della posta quel giorno, poiché c’erano persone a cui era possibile affidarlo e altre che era meglio evitare. L’intera operazione, quasi da spionaggio, continuava a fornire informazioni a Papa Francesco».
Roncagliolo aggiunge che tali precauzioni riflettevano la convinzione che «i sodalisti abbiano collaboratori e amici in Vaticano».
Secondo Roncagliolo, Prevost avrebbe inoltre organizzato un’udienza di Francesco con Paola Ugaz, definendo l’incontro «un segno di protezione». «Farsi fotografare con il Papa significava: “Il Papa è dalla nostra parte”».
Aggiunge che Leone XIV sta seguendo «la stessa logica» oggi, ricevendo il giornalista Gareth Gore, autore di un libro contro l’Opus Dei.
Inoltre, Roncagliolo osserva che Prevost nascondeva le proprie azioni persino ai collaboratori più stretti, ricordando che Pedro Salinas «era apertamente furioso con Prevost perché sembrava non fare nulla mentre in realtà agiva dietro le quinte».
Riorganizzazione della diocesi di Callao
Nell’aprile 2020, Papa Francesco ha accettato le dimissioni anticipate del vescovo José Luis del Palacio di Callao, all’età di 70 anni, un prelato legato al Cammino Neocatecumenale, e ha nominato Prevost amministratore apostolico. Il Vaticano non ha fornito alcuna spiegazione ufficiale in merito alle dimissioni anticipate.
Roncagliolo afferma che Prevost ha riorganizzato la diocesi di Callao, ha deciso quali sacerdoti sarebbero rimasti o se ne sarebbero andati, ha ricostruito la Caritas e ha ristabilito i rapporti con i sacerdoti che erano stati vittime di vessazioni, il tutto «con la massima discrezione e senza provocare scontri tra i diversi gruppi all’interno della Chiesa».
Roncagliolo conclude che tali metodi spiegano perché Francesco abbia promosso Prevost a Roma: «Questa capacità di affrontare situazioni molto delicate con diplomazia, con mano leggera, con abilità politica, è ciò che ha indotto Francesco a pensare: “Questo è il successore – o almeno quello che desidero”».
Traduzione AI